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occlusione embolica di arteria cerebrale

occlusione embolica di arteria cerebrale

Quando il sangue ristagna all’interno delle cavità cardiache (per esempio come conseguenza dell’inefficace contrazione del cuore dovuta a FA, che porta al ristagno di sangue negli atri), le piastrine tendono ad attaccarsi tra di loro formando dei coaguli liberi.

Ciò avviene sia nella fibrillazione atriale persistente come in quelle intermittente o parossistica. In questo ultimo caso, favoriti dal ripristino del ritmo cardiaco, questi coaguli vengono lanciati nelle artierie che dal cuore vanno verso il cervello.

Fino a quando il vaso ha un diametro maggiore del coagulo, questo viene trascinato dal flusso, fino a quando non incontra un vaso di dimensione minore del coagulo stesso.

A questo punto il coagulo si blocca e ostruisce quello stesso vaso determinando infarti dei tessuti: infarto del tessuto cardiaco (infarto miocardico), infarto del tessuto cerebrale (ictus ischemico), etc. Nel caso dell’infarto cerebrale, maggiore è il vaso occluso maggiori sono i danni e peggiori sono le prognosi.

Essendo la FA un chiaro fattore di rischio, cruciale ai fini della prevenzione del rischio di ictus è calcolare il rischio che il paziente con fibrillazione ha di sviluppare complicanze emboliche – determinato sulla base di alcuni valori relativamente alle sue condizioni di partenza – e valutare la necessità di intraprendere la terapia anticoagulante.

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