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Prevenzione

Prevenzione

Con ‘prevenzione primaria’ dell’ictus si intendono tutti gli interventi finalizzati a ridurre il rischio di ictus o un T.I.A. in soggetti che non hanno mai avuto questo genere di problema.

Con ‘prevenzione secondaria’ si intendono invece tutti quei provvedimenti volti a evitare le recidive, ovvero l’insorgenza di un altro ictus.

In generale, tanto la prevenzione primaria quanto quella secondaria passano per il controllo dei fattori di rischio e consistono nel controllare regolarmente pressione e glicemia, nell’astenersi da fumo e alcoolici, ridurre il sale nei cibi, controllare l’obesità e i disturbi del metabolismo glucidico, svolgere regolare attività fisica.

Nel caso della prevenzione primaria è consigliato, a partire dai 40 anni, almeno due volte l'anno, controllare ed eventualmente curare con adeguate terapie l’ipertensione arteriosa.

Dopo i 60 anni va posta attenzione anche all'eventuale insorgenza di fibrillazione atriale e, soprattutto per la prevenzione secondaria, è utile controllare l'ipercolesterolemia, anche se meno importante che per la malattia delle coronarie.

Per quanto riguarda ancora la prevenzione secondaria, oltre ai provvedimenti di ordine generale, esistono provvedimenti specifici in rapporto al tipo di ictus (ischemico/emorragico) e alla causa che lo ha determinato.

Chi ha già avuto un ictus cerebrale deve effettuare, almeno due volte l'anno, le visite di controllo programmate sia dal neurologo che da altri specialisti, come ad esempio il cardiologo, e deve eseguire gli esami strumentali di controllo che gli vengono richiesti, quali ad esempio l’Ecocolordoppler dei vasi del collo, il Doppler Transcranico, l’Ecocardiogramma e l’Elettrocardiogramma.

In caso permanga il sospetto di fibrillazione atriale parossistica va ripetuto periodicamente un monitoraggio Holter ECG prolungato che comprende eventualmente loop recorder impiantabile.

Nei casi di emorragia cerebrale, particolare attenzione dovrà essere volta al controllo accurato dell’ipertensione arteriosa, soprattutto mediante l’uso di farmaci, secondo le prescrizioni dello specialista al momento della dimissione e secondo poi l’evoluzione nel tempo dei valori della pressione. Dovranno essere evitati i farmaci che facilitano le emorragie.

In caso di ictus ischemico causato da aterosclerosi dei grossi tronchi arteriosi extra o intra-cranici oppure da sofferenza delle piccole arterie intracraniche (arteriolosclerosi), occorre intervenire con farmaci che agiscono a livello delle piastrine, inibendone il processo di aggregazione ed impedendo, quindi, la formazione di trombi sulla superficie interna alterata delle arterie che possono causare emboli o restringere l’arteria fino all’occlusione.

Inoltre, si dovranno ridurre i valori di Colesterolo LDL del sangue e dei Trigliceridi, aumentando l’attività fisica e agendo con una dieta idonea allo scopo. Se il risultato è insufficiente si dovrà intervenire con i farmaci.

Se l’ictus è stato causato da una stenosi dell’arteria carotide interna dovrà essere valutato dallo specialista neurologo, di concerto con il chirurgo vascolare e con il neuro-radiologo interventista, se procedere a un intervento di disostruzione dell’arteria con tecniche chirurgiche o tramite angioplastica con stenting per via endo-vascolare.

Nel caso di ictus ischemico dovuto ad aritmia cardiaca da fibrillazione atriale è indicata la terapia anticoagulante, che permette di rallentare la coagulazione del sangue.

Nel caso di ictus ischemico da aterosclerosi è indicata la terapia antiaggregante (antiaggreganti).

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