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Trombectomia meccanica

Trombectomia meccanica

Nel caso di ictus ischemico che interessa vasi di grandi dimensioni l’efficacia della trombolisi sistemica (ovvero della somministrazione endovenosa del farmaco) non supera il 40%.

In questi casi una valida opportunità terapeutica è quella di utilizzare una tecnica di neuroradiologia interventistica che ha rivoluzionato il trattamento delle ischemie cerebrali: la trombectomia meccanica.

Questa tecnica prevede l’inserimento di uno speciale stent-retriever mediante accesso inguinale che, sotto guida radiografica, raggiunge l’arteria cerebrale occlusa e ne ristabilisce la pervietà, asportando i residui di materiale che lo aveva ostruito.

Lo stent retriever sta riscrivendo le statistiche di morbilità e mortalità dopo l’ictus: recenti studi pubblicati hanno dimostrato una capacità di riapertura dell’arteria occlusa in oltre l’80% dei casi per questo tipo di strumenti.

È comunque importante sottolineare che una così elevata percentuale di successo di riapertura dell’arteria non corrisponde sempre ad un buon risultato clinico (tra il 50 e il 60% nei recenti studi sugli stent-like retriever). Questa discrepanza è legata prevalentemente al fattore tempo: se la ricanalizzazione (ovvero la riapertura del vaso sanguigno) è il fattore più influente, è altrettanto vero che più precocemente avviene (entro la Golden hour) e più alta è la probabilità di raggiungere anche un buon risultato clinico.

Purtroppo, ad oggi, per gli ictus più gravi, la trombectomia meccanica viene eseguita in meno di 40 Stroke Unit di II livello sul territorio italiano.

Ad oggi, meno del 15% dei pazienti candidabili alla trombectomia meccanica riceve la terapia adatta.

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