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velocità d’intervento

Velocità d’intervento

Il tempo è un fattore chiave nel trattamento dell’ictus: il trattamento tempestivo in un’unità specializzata, infatti, riduce in maniera significativa la mortalità (-19%), la disabilità e la necessità di riabilitazione.

Gli specialisti riconoscono la fase dell’insorgenza dei sintomi come determinante per l’esito di un danno ischemico: è necessario infatti distinguere tempestivamente (R.A.P.I.D.O.) i sintomi e saperli comunicare al 112 e ai medici delle emergenze per identificare la struttura ospedaliera più adatta dove trasferire il paziente che possa fornirgli le migliori terapie possibili.

La terapia trombolitica con farmaci deve essere somministrata in fase precocissima (prima che i danni al tessuto cerebrale diventino irreversibili), entro 4 ore e mezza al massimo dall’inizio dei sintomi, nei pazienti che abbiano determinati requisiti.

La trombectomia meccanica tramite stent retriever, invece, può essere eseguita previ adeguati esami diagnostici altamente specializzati di neuroimaging , in una finestra temporale leggermente più estesa, quella della cosiddetta ‘golden hour’.

Recenti studi hanno dimostrato che lo stato fisio-patologico del cervello ha certamente più rilevanza della finestra temporale, ma è possibile conoscere lo stato di “vitalità” del cervello solo in seguito a esami diagnostici di neuroimaging specifici.

LINK CORRELATI:

112 campanelli d’allarme emergenza F.A.S.T. golden hour R.A.P.I.D.O. trombectomia meccanica trombolisi endovenosa o sistemica velocità di intervento